Non scomodiamo l’Assoluto per un po’ di vino

Sunday November 12th, 2017 - 2 minutes read

Credo il più grande privilegio che mi ha concesso il mio lavoro è di avere una storia.

Magari non si farà troppo fatica a sentirla né tantomeno se né sentirà l’assenza ogni qualvolta non verrà raccontata davanti ad un camino, ma il mio lavoro a me ha lasciato una storia da raccontare quantomeno al buon Dio.

Un capitolo di questa storia che tengo per me è quello di quando ho cenato con Maurizio Maggiani a casa di Luigi Verdi. Alla sua richiesta di passargli del vino io risposi “assolutamente” e lui mi rimproverò “amico mio non sia mai che scomodiamo l’Assoluto per un goccio di rosso”.
Da li è divenuta una figura che con costanza mi accompagna, anzi a volte mi insegue.

Oggi a Williamsburg (Brooklyn) fa -1°, e non so per quale strana congiunzione mi sono ritrovato a passare la giornata seduto su una poltrona di uno Starbucks su Union Street, appostato a spiare la varia umanità che solo la città di New York è capace di incastonare in una sceneggiatura che verrebbe invidiata dal più reale neorealista.

Quando però ho sentito il bisogno di ricollegarmi con “il mio” mi sono imbattuto sul web in un intervento di Maggiani durante una conferenza di qualche anno fa, della quale voglio condividere un breve passaggio.

“Amore è un astrazione. Amare è un’azione.
Quando mio nonno lavorava 14 ore al giorno e mia nonna uguale, quando trovavano il tempo di parlare dell’amore? Sono stati insieme una vita perché hanno agito nell’atto dell’amare.
Amare è l’amore che si fa materia. Magari piccola parte di materia, magari un microgrammo di materia. Ma in un microgrammo di materia ci sono dieci milioni di virus del HIV”.

Maurizio Maggiani